Racconti di luce

“Una creazione può sfidare il tempo se essa custodisce l’emozione del suo autore, tale ingrediente non si deteriora, non ha bisogno di manutenzione o di aggiornamenti…”

1. Dèjá vu

2. Dare alla luce

3. Come nasce un’idea

4. Spingersi oltre


“… Entrato rimasi immobile per qualche istante con gli occhi spalancati nonostante avessi la strana sensazione di averli chiusi.

Dapprima, nella penombra, riuscii a scorgere solo sagome di oggetti più o meno riconoscibili, quasi come se la luce del sole, filtrando attraverso il tetto, intendesse restituire gradualmente alla vista solo immagini parziali in bianconero.

Procedetti lentamente verso uno spiraglio di luce e, seguendone il profilo con le mani, distinsi tutt’intorno una finestra, ne sganciai il catenaccio e spalancai gli scuri lignei. Un fascio di luce poté entrare e si riflesse sul pavimento impolverato, diffondendosi nello spazio interno che si rivelò improvvisamente ai miei occhi come d’incanto nella sua interezza.

Senza aspettare che il battito del cuore rallentasse, cominciai la visita di quell’antica dimora e delle opere presenti, lentamente, stanza dopo stanza, lasciandomi trasportare dalla bellezza degli affreschi e dal fascino degli oggetti che ogni stanza ospitava…”


“Scoprirlo le colmò il cuore di gioia. Da quel giorno, con rimarchevole spirito e dedizione, ella cominciò a tessere gli abiti e tutti gli accessori per la creatura che presto avrebbe dato alla luce.

Ogni elemento nel suo dettaglio custodisce per sempre la memoria e l’emozione dell’attesa.”

“All’improvviso un lampo… Un fremito percorre il corpo. Il bagliore diventa un’immagine chiara e vivida per poi sfocarsi e scomparire in pochi secondi.

Cerco rapidamente di disegnarla per coglierne l’essenza, definirne la forma ed alcuni dettagli che ancora permangono nella mia mente.

Di cosa si tratta?… Come interpretarla?… È frutto forse di un desiderio inconscio?…Posso realizzarla?… Quali materiali potrei utilizzare senza snaturarne lo spirito?

Ogni materiale ha una sua vocazione, tutti promettono di dare un contributo, ma quale di essi può farlo senza tradire l’idea primigenia?”


“… Abbandonai la fresca zona d’ombra ai piedi della stormente siepe per proseguire lungo un sentiero che mi condusse davanti a uno degli ingressi.

In direzione di un porticato scorsi il padrone di casa intento nel gioco con suo figlio. Avanzai affinché potesse vedermi. Appena mi riconobbe sorrise, con un cenno della mano indicò di aspettarlo, quindi girellò lungo la barchessa per raggiungermi, ci salutammo e mi invitò a seguirlo all’interno della villa.

Mi narrò le origini della sua famiglia e del forte legame che la unisse alla storia della Serenissima Repubblica di Venezia. Subito il suo tono prese una sfumatura di mistero: “… Deve sapere che i miei avi pensarono a questa dimora come a una grande nave. Le ampie stanze destinate al soggiorno degli ospiti, la peschiera, la riserva di caccia, l’orto, il fienile, la piccola fattoria, gli spazi interni ed esterni per l’onesto ozio, tutto era pensato per l’autosufficienza, come peraltro erano concepite le navi mercantili di un tempo che veleggiavano in mare aperto per mesi prima di un approdo…”

Quei luoghi, espressione piena e profonda di una storia lunga più di cinquecento anni, illuminarono i miei occhi e nutrirono la mia anima …”